"Between 99HFD3L and P023ESB"

Exhibition dates: 21/10 - 16/12/2021

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ARTWORKS

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INSTALLATION VIEWS

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Testo italiano / English text -scroll- 

 

Il titolo si riferisce a due opere in mostra – la prima e l’ultima del percorso espositivo – alludendo a tutte le altre come punti intermedi di un percorso di ricerca continuo e costante.

 

Gli specchi di Manuel Fois catturano lo sguardo, sono oggetti tecnologici, duri e precisi; corpi autonomi sotto tensione elettrica, in breve, reset mentali. Appesi al muro, piatti, non lasciano spazio alle emozioni, ma sono i codici digitali di alcuni luoghi scelti e dei loro suoni peculiari. Contengono nei loro glitch l'intero processo di creazione: la scelta del luogo specifico, gli specifici suoni registrati per ore, la traduzione del materiale in file audio digitali, l'analisi e la ricerca di un momento interessante che viene isolato e trasformato in un pezzo unico mediante il processo della serigrafia. Le immagini, prodotte utilizzando una variante della tecnica serigrafica tradizionale, contrastano volutamente con il loro contenuto, elaborato in digitale.

 

Manuel Fois crea le sue serigrafie esclusivamente in bianco, grigio e nero, non-colori neutri e minimalisti che ne sottolineano la freddezza tecnica. Le loro superfici, che oscillano tra la struttura e il monocromo, si muovono sul filo tra bidimensionalità e tridimensionalità, tra chiaro e scuro. Il contrasto tra le onde sonore applicate al piano dell'immagine e lo specchio riflettente influenzato dalla luce crea l’illusione della profondità, scava spazi profondi nella superficie, intrecciando i glitch in un arazzo visivo di suoni. A seconda dell'angolo di osservazione diventa più o meno visibile il modo in cui i riflessi sul piano dell'immagine creano un raddoppiamento spaziale, dove le singole linee si allontanano e poi si sovrappongono come in una cassa di risonanza.

 

Ogni specchio deriva da un file audio con una propria identità acustica, ascoltabile tramite smartphone con un codice QR. La fusione delle due componenti in un'unica immagine o paesaggio sonoro ne amplifica l'effetto sensoriale, rendendo il vedere e l'udire parte integrante della percezione dell’opera. L'esperienza è ancora più intensa grazie all’assenza di informazioni sul luogo di registrazione. I confini così sfocati e l'accentuazione del ruolo del destinatario amplificano la semplicità della percezione e i diversi modi in cui la si può esplorare.

 

Per la sua prima mostra alla Galleria 10 A.M. ART, Manuel Fois ha creato nuove opere in realtà aumentata (AR), che idealmente implementano la simultaneità tra reale e digitale/virtuale. Con l'aiuto di un hardware tecnologico come lo smartphone, la realtà aumentata aggiunge contenuti virtuali all'ambiente. I glitch, trasformati da un software in oggetti virtualmente tridimensionali, fluttuano liberamente nei diversi luoghi in cui l’utente si muove. La realtà aumentata permette quindi di collegare il mondo reale e l'oggetto virtuale in modo che coesistano simultaneamente all’interno della medesima struttura spazio-temporale.

 

L’opera di Manuel Fois si nutre dell'esperienza del suono ambientale rappresentandolo in forma di serigrafia, e questo è il motivo per cui non manipola gli audio: impiegando come materiale il suono naturale autentico, rende il suo lavoro parte integrante della realtà, evitando qualsiasi pretesa artistica. Il suono immateriale, quello che non conosce confini né forme fisse, proietta le sue opere oltre il quadro e lo spazio espositivo, nel mondo, ed è il mezzo perfetto per farlo. In quest’ottica è del tutto logico che Fois non incornici i suoi quadri.

 

L’artista crea nelle sue opere "spazi acustici di esperienza" a livello visivo: il suono diventa fonte primaria della descrizione e l'udito funzione essenziale dell'esperienza. Attraverso il processo della percezione, Fois cerca di coinvolgere attivamente l’utente nelle sue indagini, e ciò conferisce alla sua produzione una portata concettuale-processuale. La simultaneità di assenza e presenza, di passato e presente, e il legame tra opera d'arte e pubblico producono un'esperienza che si rinnova continuamente.

 

Manuel Fois (*1995) ha iniziato a studiare architettura alla Central St. Martins School di Londra nel 2015. Nello stesso anno ha cominciato a lavorare in ambiti al confine tra arte, natura e tecnologia. Attraverso una sorta di traduzione tecnologica, Fois permette al suono di attraversare vari stati fisici, dall'immateriale al digitale, per concretizzarlo infine come immagine, installazione o realtà aumentata. Così facendo persegue un suo percorso innovativo, nato anche dall’intenso coinvolgimento con la musica elettronica e la New Aesthetics, che oltrepassa il confine tra sentire e vedere.

 

The title refers to two works in the exhibition, the one at the beginning and the one at the end, alluding to all the others as intermediate points in a continuous and constant search.

Manuel Fois’s mirrors are quick on the eye, technical, hard and precise. They are autonomous bodies under electrical voltage, or in short: they are mental resets. Applied flat to the wall, they leave no room for emotions, but are digital codes of certain selected places and their intrinsic sounds. In their glitches, they compress the entire process of creation: the specific choice of location, the specific sounds recorded there over hours, the translation of the material into digital audio files, the analysis and search for an interesting moment that is isolated and realised as a unique piece in the screen-printing process. The images, created by using a variation of the traditional screen-printing technique, deliberately contrast with their digitally processed content.

 

Manuel Fois’s serigraphs are created exclusively in the minimalist reduced non-colours white, grey and black, which underlines their technical coolness. Their surfaces, which oscillate between structure and monochrome, move on the edges of surface and space, of light and dark. The contrast between the sound waves applied to the picture plane and the mirror reflecting under the influence of light creates illusionistic depth/deep spaces from the surface, weaving the glitches into a visual tapestry of sound. Depending on the angle of view it becomes visible how their reflections on the picture ground create a spatial doubling in which the individual lines drift apart and overlap again, as if in a resonance chamber.

 

Each mirror is based on an audio file with its own acoustic identity, which can be heard as a QR code via smartphone. The merging of the two components into one sound image or soundscape amplifies its sensual effect, making seeing and hearing an integral part of the perception of the works. The experience is all the more intense because there is no information about the recording location. This blurring of boundaries, and the inherent attention placed on the recipient, make the simplicity of perception, and the different ways we can explore it, paramount.

 

In his first exhibition at the Galleria 10 A.M. ART new works in AR can be experienced, which ideally implement the simultaneity of real and digital/virtual. With the help of technical hardware such as smartphone, augmented reality adds virtual content to the user’s surroundings. The glitches, which are transformed into a virtual three-dimensionality by computer software, float freely in the respective place where the user is moving. AR therefore makes it possible to connect the real world and the virtual object so that they coexist simultaneously in the same space-time structure.

 

Manuel Fois’s work feeds on the experience of ambient sound, even embodying it as serigraphy, which is why he does not manipulate the audios. By making pure natural sounds his working material, he makes his work an integrative part of reality and detaches it from any artistic elevation. The immaterial sound, which knows neither boundaries nor fixed form, and which extends his artistic work beyond the picture and the gallery space into the world, is the perfect material for this. Against this background, it is only logical that he refrains from framing his pictures.

 

With his work, Manuel Fois creates “acoustic spaces of experience” on a visual level, in which sound becomes the primary source of description and hearing the essential function of experience. Through the process of perception, he tries to actively involve the recipient in his investigations, which gives his oeuvre a conceptual-processual extension. The simultaneity of absence and presence, past and present, the connection between artwork and viewer becomes a constantly new experience.

 

Manuel Fois (*1995) studied architecture at Central St. Martins School in London from 2015. In the same year, he began working in the border area of art, nature and technology. By means of technical translation, he allows sound to pass through various material states from immaterial to digital, in order to finally materialise it as an image, installation or augmented reality. In doing so, he pursues his very own innovative path, which builds on his intense involvement with electronic music/new aestetichs and crosses the boundary between hearing and seeing.

Opening:

21 October 2021, 5.00 pm